PRIMO PADOIN: esempio per i giovani

Assieme al capogruppo Claudio Bernardi, al nuovo vice Simone Sanson e al mitico ex consigliere Mario Golfetto siamo andati trovare Primo Padoin. 
Egli è uno dei nostri ultimi reduci della seconda guerra mondiale. Primo Padoin è nato a Solighetto il 28 settembre 1923. Figlio di mezzadri e maggiore di 9 fratelli, ha conosciuto fin da piccolo la durezza dei lavori nei campi scoscesi delle belle rive della località pievigina. Erano giornate intense, trascorse a coltivare la terra e a badare al bestiame. Indimenticabili le quotidiane salite con la gerla sulle spalle e con quell’attrezzo chiamato “slitta” che serviva per trascinare a valle il foraggio raccolto nei prati più in alto. 
Primo ha amato veramente il suo lavoro, perchè gli ha consentito il contatto con la natura che lo ha affascinato con l’irrefrenabile trasformismo delle sue stagioni e la bellezza dei suoi colori. 
A 19 anni fu chiamato ad espletare la “naja” che nel 1942 significava guerra. Arruolato nel 7° Rgt. Alpini, Btg. Pieve di Cadore, passò l’inverno 1942/43 tra le caserme di Tai e di Pieve. Il duro addestramento non lo turbò più di tanto, abituato com’era alle fatiche più severe. Lo si capisce dal fatto che quei momenti pur importanti non abbiano particolare spazio nella sua memoria. Di certo rimane indelebile nella sua mente e soprattutto nel suo corpo, ciò che successe nella primavera del 1943quando in un’operazione alle pendici del Monte Canin venne ferito dai partigiani slavi. 
Una delle pallottole si conficcò vicino alla spalla sinistra a pochissimi centimetri dal cuore. Il proiettile dopo quasi settant’anni è ancora lì e Primo con il suo classico sorriso disarmante ci dice che non gli da fastidio. 
Per il ferimento fu ricoverato all’ospedale militare di Udine. Dopo una breve convalescenza tornò al proprio battaglione in Cadore. Nella smobilitazione dell’8 settembre ebbe la fortuna di non essere preso durante la lunga e solitaria camminata che lo riportò a casa da Tai di Cadore. Nei mesi successivi, rimase nascosto a lavorare la terra nella sua Solighetto, senza esporsi e sperando che la guerra finalmente avesse termine. 
Il dopoguerra non fu meno duro degli anni precedenti. Per Primo cominciò il peregrinare per altri poderi in varie località collinari trevigiane: Colfosco, Collalbrigo (Valbona) e zona colli di Conegliano. Ancora tanta fatica in salita, con pochi macchinari, affrontata dal nostro alpino con inalterato spirito di sacrificio. Quegli anni furono allietati dall’incontro di Primo con la signorina Maria Piccoli di Rua di Feletto. Convolarono a nozze nel 1953 e da questa unione nacquero i figli Leonardo e Diego. Creatosi il proprio nucleo familiare, Primo si staccò un po’ alla volta dalla famiglia patriarcale. Gli fu di grande aiuto la moglie che lo spronò e lo assistette con devozione ed amore come fa tutt’ora. 
Primo Padoin si stabilì a Sarano di Santa Lucia nel 1980. Già da un po’ era iscritto al gruppo ANA di Collalbrigo. Dopo alcuni anni dal suo arrivo in territorio santalucesi volle aderire alla nostra entità alpina. Ancora adesso, nonostante l’età, partecipa a qualche evento organizzato dal gruppo. E’ ancora in gamba, con la sua gaia espressione ottimista, con la sua voglia di fare, con le sue bellissime piante di limoni da accudire, con la generosa accoglienza offerta a chi lo va a visitare. 
E’ un vero spot per quella parte dei giovani predisposta più a lamentarsi che a rimboccarsi le maniche. Insomma è un vero alpino, modesto e concreto, umile ed orgoglioso della sua penna nera.

Renzo Sossai

Primo