RICORDANDOTI, AUGUSTO BUSATTO


Augusto Busatto

C'è una sedia vuota nella nostra schiera. Manchi tu, Augusto, "el Moro Busatto", il bocia dei fondatori del nostro gruppo nel 1958, colonna portante dei quarant'anni della nostra vita alpina.
Sono passati alcuni mesi da quel tardo autunno scorso, quando, alla fine d'un lungo ed estenuante calvario, sei salito al "Paradiso di Cantore".
All'ultimo saluto terreno, fra la folla commossa, un folto corteo alpino con i gagliardetti della Sezione, ti ha reso l'onore, da te conquistato durante una esistenza dedicata interamente, attimo per attimo, alla famiglia, al lavoro e all'alpinità.
Il tempo, da allora trascorso, non ha lenito il dolore ed è poco dire che ci manchi.
Quarant'anni di dedizione agli alpini, collaborando con le varie generazioni succedutesi all'interno del gruppo, ti hanno fatto apprezzare e voler bene.
Sempre presente nei vari frangenti della vita di gruppo, eri il primo nel rimboccarti le maniche nei compiti meno rilucenti, in silenzio senza vantarti della tua anzianità di servizio.
Da giovane eri famoso per la tua esuberante goliardia, che sprizzava da tutti i pori, da uno maturo difendevi con grinta e tenacia quell'ideale e retta linea di condotta alpina. Corretto con te stesso e con gli altri, generoso come pochi, sino all'ultimo mai ti sei scordato di noi.
Come del resto non avevi abbandonato il gruppo quando, nei primi anni settanta ti eri trasferito da S. Lucia a San Vendemiano o come nei primi anni ottanta, quando un male ti aveva portato in punto di morte e tu, una volta vinta la tua battaglia, eri tornato pur se menomato, con l'identico spirito e la stessa disponibilità.
Ricordo la mestizia di noi tutti quando apprendemmo, circa due anni fa, della tua malattia. Nei mesi della tua lenta ed inesorabile fine, assistito amorevolmente dai tuoi cari, hai affrontato quei momenti di straziante sofferenza fisica con dignitosa pazienza, cercando di far pesare il meno possibile la tua condizione.
Ecco perché non ti dimenticheremo e anche se il vuoto sarà ben difficilmente colmabile, rimarrà il tuo esempio e le tue preghiere dall'aldilà a far sì che il nostro gruppo prosegua per la sua strada, camminando con passo sicuro, cogliendo la vitalità dai giovani e la saggezza dai vecchi.

Arrivederci Augusto.

 

 

 

 

 

 

E MASONETE DE “GUSTO” BUSATTO

Come ogni ano rivea el secondo venere de otobre e “Gusto” Busatto deto “el moro” come ormai tradision el ne ofria e masonete. El ghee portea a sera prima a “Gidio” Zambon che e curea par venere de sera. “Gusto” el ghe tegnea che i fose tuti i so amighi alpini e i so amighi alpini io ringrazhiea disendoghe: “che sia a penultima volta”. Ae oto de sera, quei giusti jera zha nea nostra sede, pronti a gustar a primizhia. Silvano Feltrin al vea pinzà a stua e insieme a Mario Franceschin deto “el ranzhego” par a vozhe rauca, el scaldea l’acqua par far poenta soa caliera. “Gidio” intant el conzea e masonete e el vecio capogruppo Davide Bernardi da poc diventà cavaliere l lezhea el giornal coi so ociai scuri che el parea quasi un professor. “Marceo” Venturin deto “Marcuz” el contea ‘na so storia sempatica che el vea zha contà aea matina al marcà dee bestie ce Conejan. Mario Basei deto “Piedone” el fea finta de no averla mai sentida e “Tilio” Tono nel nostro alfier e secondo compare de marenda de “Marceo” al marcà, el soridea soto i mostacin. E storie de Marceo e era quee de ‘na volta e pì de qualchedun de quei omini nol era pì a sto mondo, ma le avea i  particoari ormai quasi desmentegadi che lu el savea tirar fora coa parte pì  matarana come gnanca el mejo scritor el varie podest far. E intant io stea a scoltar par farse qualche ridesta: “Bepi” Iseppi, “Nerio” Dal Cin, “Jovani” Colomban, “Toni” Polo, “Jacomo” Bottega,  “Toni” Bottega (beotin) e “Toni” Bottega (toeon). In parte a sti qua l’era “Itaeo” Daccò con l’aria furbeta insieme a Noè Fantinel chel ghe zhignea e ades no saven cossa jera adrio pensar de combinar. L’era rivà anca quel che tegnea el timon “Toni” Brisotto coa so vintiquatroore el so capel ala megrè chel vea dita subito “speten el capogruppo che fra poc le qua”. Mi e Mario Brunello se avea preparà a toea, “Nisio” Tarzariol e “Pierino” Polo i vea portà acqua e vin. Par penultimo l’era capità Piero Gandin deto “Campardo” che ades no ricorde ma forse l’era in ritardo parchè el ghe vea dat da magnar ai cunici. Finalmente el capogruppo Claudio Bernardi l’era rivà dal so giro furlan, portando na pastina par tuti. Mario Golfetto chel vea jutà “Gidio” el portea le tarine de masonete sora a toa e a chel punto:”Silenzio, se move le gramoe”. Poenta calda e masonete: un magnar da siori. E subito dopo na feta de formaio quel giust par finir la poenta.

Prima dee pastine del capo bisognea saiar le castagne chel ne vea portà par campion Franco Salamon pae prosime castagnade. Intant l’era cominzhiada la guera de baseete tra “Toni” Grava deto “Pichet” e Gino Brisotto: da pisarse dos dal rider. El temp co te si in amicisia e in alegria el core come un treno e anca chea sera e era rivade e undese e ora “Toni” Brisotto el ne fea cior su e viscade come se dis, anca parchè doman el sarie stat sabo e fin mesodì tuti se ‘ndea a lavorar. No era solche le masonete ma anca e sardee frite e anca le bisate in umido che el “Moro” Busatto el ofria pai so amighi. El parea burbero e invezhe l’era bon come el pan co un cor grando come ben pochi al nostro “Gusto”. No se poarie proprio mai desmentegarlo parchè oltre che nobie, l’a lavorà tant senza vantarse parche lu l’era veramente un alpin.

 

Renzo Sossai

 

 

 

 

 

LE MASONETTE DI AUGUSTO BUSATTO

Come ogni anno arrivava il secondo venerdì di ottobre e Augusto Busatto detto “il moro” come ormai tradizione ci offriva le masonette.

Le portava la sera prima ad Egidio Zambon che le curava per venerdì sera.

Augusto ci teneva che ci fossero tutti i suoi amici alpini e i suoi amici alpini lo ringraziavano dicendogli :< che si la penultima volta>.

Alle otto di sera quelli giusti erano già nella nostra sede, pronti a gustare la primizia.

Silvano Feltrin aveva acceso la stufa e insieme a Mario Franceschin detto “il ranciolo” per la voce rauca, scaldava l’acqua per fare la plenta nel paiolo. Egidio intanto condiva le masonette e il vecchio capogruppo Davide Bernardi da poco diventato cavaliere leggeva il giornale con i suoi occhiali scuri sembrando quasi un professore.

Marcello Venturin detto “Marcuz” raccontava una sua storia simpatica che già aveva raccontato alla mattina al mercato del bestiame di Conegliano. Mario Basei detto “Piedone” faceva finta di non averla mai sentita e Attilio Tonon il nostro alfiere e secondo compare di merenda di Marcello al mercato, sorrideva sotto i baffetti.

Le storie di Marcello erano quelle di una volta e più di qualcuno di quegli uomini non era più in questo mondo, ma avevano i particolari ormai quasi dimenticati che lui sapeva tirar fuori con la parte più scherzosa come neppure il miglior scrittore avrebbe potuto fare.

E in tanti lo stavano ad ascoltare per farsi qualche risata: Giuseppe Iseppi, Inerio Dal Cin, Giovanni Colomban, Antonio Polo, Giacomo Bottega, Antonio Bottega (beotin) e Antonio Bottega (Tolon).

A fianco di questi c’era Italo Daccò con l’aria furbetta assieme a Noè Fantinel che gli faceva l’occhiolino e adesso non sappiamo cosa stavano pensando di fare. Era arrivato anche quello che teneva il timone Antonio Brisotto con la sua ventiquattrore e il suo cappello alla “Maigret” che subito aveva detto “Aspettiamo il capogruppo che fra un poco sarà qua”. Io e Mario Brunello avevamo preparato la tavola. Dionisio Tarzariol e Pietro Polo avevano portato l’acqua ed il vino. Per penultimo era capitato Piero Gandin detto “campardo” che adesso non ricordo ma forse era in ritardo perché aveva dato da mangiare ai proprio conigli. Finalmente il capogruppo Claudio Bernardi era arrivato dal suo giro di consegne in Friuli portando una pastina per tutti i commensali. Mario Golfetto che aveva aiutato Egidio portava in tavola le terrine con le masonette e quel punto “Silenzio,  si muovono le mascelle.” Polenta calda e masonette un mangiare da signori. E subito dopo una fetta di formaggio quello giusto per finire la polenta. Prima delle pastine del capo bisognava assaggiare le castagne che aveva portato per campione Franco Salamon per le prossime castagnate.

Intanto era cominciata la guerra delle barzellette tra Antonio Grava detto “Pichet” e Gino Brisotto: da scompisciarsi dalle risate.

Il tempo quando sei in amicizia e in allegria corre come un treno e anche in quella sera erano arrivate le 11 e allora Antonio Brisotto ci faceva alzare per il commiato perché l’indomani mattina tutti dovevano lavorare fino a mezzogiorno.

Non erano solo le masonette, ma anche le sardine e le anguille in umido che “Il Moro” Busatto offriva ai suoi amici. Sembrava burbero e invece era buono come il pane, con un cuore grande come ben pochi il nostro Augusto. Non si potrebbe proprio mai dimenticarlo perchè oltre che nobile, ha lavorato tanto senza vantarsi perché lui era veramente un alpino.

 

Renzo Sossai