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In concomitanza con la cerimonia al Bosco delle Penne Mozze, la prima domenica di Settembre si è svolto l’ annuale pellegrinaggio del Pasubio.
Titubante fino all’ ultimo sulla partecipazione visto le avverse previsioni meteorologiche, domenica 2 settembre, caricato lo zaino e il gagliardetto, di buon’ora, sono partito alla volta di Valli del Pasubio. Durante la strada la pioggia a volte era copiosa ma i primi raggi del sole che filtravano tra le nubi facevano sperare al meglio.
Arrivato al parcheggio ancora semi deserto ho incontrato un alpino di Bassano anche lui in attesa di decidere sul da farsi. Inforcati gli scarponi decidemmo di inviarci per la Strada delle 52 gallerie.
Un autentico capolavoro di ingegneria militare che si inerpica fra le scoscese pareti del massiccio del Pasubio, in un susseguirsi interminabile di gallerie, a misura di mulo, alcune anche elicoidali.
Di buon passo, anche forse per l’ incertezza del tempo, abbiamo raggiunto in meno di due ore il rifugio “Gen. Papa” dove ci siamo uniti a chi era già li dal giorno prima. Abbiamo notato subito che la partecipazione quest’ anno non sarebbe stata numerosa, ma come succede spesso per i nostri pellegrinaggi questo non è sinonimo di minor coinvolgimento. Immersi tra le nubi abbiamo raggiunto la cappella dove si è svolta la cerimonia e dove ho incontrato il gruppo di Soligo con il loro gagliardetto e il Vessillo Sezionale.
Alla cerimonia era presente un picchetto armato oltre a 12 vessilli sezionali e numerosi gagliardetti e ai gonfaloni dei comuni limitrofi.
Ad aprire la cerimonia il consueto alzabandiera e la deposizione delle corone a memoria delle migliaia di vittime, sia italiane che austroungariche che qui durante la guerra si fronteggiarono aspramente.
Particolare la Santa messa celebrata da un padre Benedettino che con grande spirito di fratellanza, è riuscito a coinvolgere attorno a se tutti i presenti e portando al centro della cerimonia una bambina come simbolo del futuro che dobbiamo proteggere  e salvaguardare.
Simone Sanson

 

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