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Tra i pellegrinaggi più importanti e suggestivi del calendario ANA Nazionale c’è sicuramente l’ Adamello. Organizzato alternativamente dalle sezioni di Trento e Valcamonica, quest’anno si è svolto nel versante trentino, più precisamente a Pian della Vegaia, in Val di Pejo.
Ma questa è stata solo una tappa dei tre giorni che ci ha visto camminare tra splendidi scenari alpini, con nel zaino, l’onore di portare il nostro vessillo sezionale e il gagliardetto di Santa Lucia.
Sempre in compagnia degli ormai amici di Cozzuolo, della sez. di Vittorio V.to e quest’ anno del nuovo consigliere del nostro gruppo, Roberto Pellizzer, siamo partiti giovedì in tarda serata alla volta di Cogolo di Pejo, dove il locale gruppo alpini aveva preparato i dormitori per i pellegrini che l’ indomani avrebbero affrontato di primo mattino l’ ascesa al monte Vioz, la prima vera meta del nostro pellegrinaggio.
Il  giorno seguente, venerdì alle ore 7.00 eravamo già saliti sulla cabinovia che ci portava ai 2313m Del Pian dei Cembri da dove è iniziato il nostro cammino. Un’ ascesa sicuramente impegnativa, che abbiamo affrontato con il consueto spirito di un pellegrino, incurante del peso degli zaini e della fatica nelle gambe ma con  il pensiero di chi oramai 90 anni fa quei sentieri li aveva affrontati  con ben altro spirito e motivazione, chiamato a combattere una delle più cruente e sanguinose guerre dello scorso secolo, in quei luoghi ora così belli e suggestivi, ma allora impervi e al limite delle capacità di sopravvivenza umana.
Dopo più di 3 ore di cammino, siamo giunti al rifugio Mantova al Vioz (3545m), alla sommità Sud del ghiacciaio dei Forni, il rifugio più alto d’ Europa. Qui, davanti alla piccola cappella adiacente al rifugio, abbiamo celebrato una piccola cerimonia e Santa Messa, coccolati da uno splendido sole e da una veduta mozzafiato. Nel pomeriggio, dopo aver riposto gli zaini nelle camerate del rifugio ed esserci rifocillati, abbiamo continuato l’ ascesa per raggiungere punta Linke (3632m), un baluardo austro-ungarico dove si stanno recuperando delle gallerie della guerra fino a oggi ricoperte dai ghiacci e che conservano al loro interno testimonianze del tempo. Da qui avevamo di fronte Punta San Matteo (3668m), simbolo del nostro pellegrinaggio e testimone di una delle più cruente battaglie della I° Guerra Mondiale. Qui il 13 agosto 1918 un piccolo gruppo di Alpini (307ª
Compagnia, Battaglione Ortles) guidato dal Capitano mantovano Arnaldo Berni, condusse un attacco a sorpresa conquistando la sommità che allora rappresentava una roccaforte strategica per gli austro-ungarici, catturando metà degli effettivi austriaci, mentre l’altra metà riparava verso posizioni a più bassa quota. Il 3 settembre 1918 gli austro-ungarici iniziarono l’operazione
“Gemse”, un assalto diretto alla riconquista della montagna. Il bombardamento di artiglieria su vasta scala, seguito dall’assalto di almeno 150 Kaiserschützen del 3º Reggimento, fu coronato da successo e la posizione venne riconquistata. Gli Italiani, che consideravano già perduta la montagna, iniziarono un contro-bombardamento delle posizioni fortificate, causando molte vittime sia tra i difensori italiani, che tra le truppe austro-ungariche. Gli Austro-Ungarici persero 17
uomini durante lo scontro e gli italiani 10, tra cui lo stesso Capitano Arnaldo Berni, il cui corpo non fu mai più ritrovato (questa battaglia rappresentò l’ultima vittoria austro-ungarica della guerra). Per il valore dimostrato gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria e il nostro pellegrinaggio quest’ anno era intitolato proprio a lui.
Già nella serata il clima è volto al peggio, con una tormenta di acqua e ghiaccio, ma rinchiusi nel caldo del rifugio pensavamo già alla cerimonia dell’ indomani.
Sabato mattina, alzati con ancora il buio pesto, scrutavamo il cielo per capire come sarebbe stata la giornata odierna. La nostra meta era Pian della Vegaia (1950m ) dove dopo circa 5 ore di cammino avremmo partecipato alla cerimonia ufficiale del pellegrinaggio. Intorno alle 5 uno splendido sole iniziava a fare capolino tra le vette, regalandoci degli spettacoli mozzafiato, partecipi anche di alcuni camosci che ci seguivano da lontano. La discesa è stata molto lunga e faticosa, di quelle che si dice “ ti spacca le gambe” e ci ha portato nel suggestivo pianoro di Pian della Vegaia, allora quartier generale Austro-ungarico da dove partirono i Kaiserschützen alla riconquista di Punta San Matteo. Qui si sono radunate le varie colonne che componevano il pellegrinaggio, sia dal versante trentino che dal versante cumano. Prima della S. Messa ufficiata dal S.E Arcivescovo Luigi Bressan, sono intervenuti il nostro Presidente Nazionale Corrado Perona e il vice comandante delle Truppe Alpine gen. D. Fausto Macor, per ricordare l’ importanza della memoria di quegli avvenimenti a monito dei sacrifici svolti da quei soldati di allora per darci l’ idea d’ Italia che noi tutti ci auspichiamo, e come stanno facendo tutt’ ora i nostri alpini in armi.
Sotto il continuo scrosciare dell’ acqua che ci ha raggiunto durante la cerimonia, al termine della S. messa, c’è stata la consegna della “Luce dell’Adamello”, una lanterna con la luce benedetta da Giovanni Paolo II nell’anno del Giubileo: una piccola fiammella partita dall’altare del Papa in Adamello, discesa fino a valle e donata ai rappresentanti delle delegazioni estere di Francia, Germania, Russia e Repubblica Ceca come dono di fraternità e di pace.
Terminata la cerimonia ufficiale siamo rientrati a Cogolo di Pejo per posare finalmente lo zaino a terra.
Una doccia ristoratrice, un breve riposo, per poi riversarci tra le vie del suggestivo paese trentino con la consueta allegria alpina, tra canti e brindisi fino a tarda notte ( per non dire le prime luci dell’ alba).
La domenica, il paese si è risvegliato imbandierato per accogliere la sfilata dei pellegrini e di chi è convenuto dalle varie vallate ma anche da lontano per la cerimonia conclusiva, con un sole stupendo ad illuminare le splendide cime che ci circondavano . Qui nel campo sportivo comunale sono intervenuti tra gli altri il vice presidente vicario Adriano Crugnola e un pronipote del Capitano Arnaldo Berni.
La Santa Messa è stata ufficiata da Mons. Bruno Fasani, direttore de “L’Alpino” che nell’ omelia ha ricordato: “In questa cattedrale di montagne, senza tempo e senza confini, gli alpini vivono concretamente le virtù cristiane e restituiscono a questa Italia una speranza”.
Stanchi nel fisico, ma rafforzati nello spirito alpino si è concluso il nostro pellegrinaggio all’ Adamello nell’ intento di continuare a ricordare e onorare i nostri Padri per creare un futuro migliore.

Simone Sanson

 

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