Pagina Iniziale Indice Album

Pellegrinaggio Passo della Sentinella

Non poteva esserci miglior conclusione di una stagione ricca di pellegrinaggi nei più significativi luoghi della storia alpina nel 150° anniversario dell’ unità d’ Italia.
Domenica 11 settembre abbiamo partecipato al pellegrinaggio al Passo della Sentinella nella splendida cornice delle montagne del Comelico, in uno dei luoghi dove si è svolta una delle battaglie più cruenti e tragiche della 1° guerra mondiale. Un pellegrinaggio per molti versi insolito, lontano dal circuito dei classici pellegrinaggi nazionali, che si svolge solo ogni 5 anni e che ha voluto tenere una linea molto sobria, con solo il vessillo di Conegliano ad affiancare quello della sezione Cadore e pochi gagliardetti al di fuori dei gruppi della valle ma,  a differenza degli altri pellegrinaggi,  con una numerosa presenza della gente locale, a testimonianza dell’ attaccamento di queste genti alle loro radici e ai loro ricordi.
Arrivati di buon’ ora al parcheggio del rifugio Lunelli (1568mt s.l.m nel comune di Padola) quando ancora era buio, ci siamo presto incamminati, io e il mio capogruppo Claudio Bernardi, su una ripida mulattiera al chiaro di una piccola torcia. Sopra di noi un cielo stellato che toglieva il fiato e che, da lì a poco, ha lasciato lo spazio ad una suggestiva alba. Le montagne hanno iniziato a colorarsi di un rosso fuoco e mostrare tutto il suo maestoso splendore. Il manifesto della manifestazione introduceva con una citazione tratta dal libro “Guerra in Cadore” di Antonio Berti quei magnifici luoghi e il significato di questi in tempo di guerra“Un rivo, che mormora lento tra larici e abeti, e solca a metà del suo corso una idilliaca oasi prativa. Ai due lati alte ripide rampe fittamente boschive. Sopra il bosco e nello scenario di fondo, sei moli rocciose titaniche, di non superabile solennità e grandiosità di linee. Due abitazioni soltanto. Silenzio. Questa è la Val Fiscalina. Nelle pagine che qui stiamo scrivendo, due di queste moli titaniche, Croda Rossa e Cima Undici, ci danno la straordinaria visione di centinaia di uomini che in ogni senso le salgono o scendono, per canaloni e per camini e per cenge, e in esse hanno fissato dimora e vi hanno trasfuso la straordinaria vita di guerra: ne sentiamo le rocce tremare sotto le granate scoppiettanti, ne udiamo tutti gli anfratti e i meandri rintronare dai rombi. Tra le due moli, profondamente inciso, il Passo della Sentinella: una finestra che guarda da un lato oltre metà della Val Padola e, dall'altro, quasi metà della Val di Sesto. Da ciò la straordinaria importanza che esso presentava sia per gli austriaci che per gli italiani. (...)”.
Passato il rifugio Berti (1950 mt s.l.m.), dopo circa un’ora di cammino, la mulattiera ha lasciato spazio ad un più tortuoso sentiero che passato il bellissimo laghetto di Popera si inerpicava su un ripido ghiaione creato da un vecchio ghiacciaio ancora in piccola parte visibile. Qui abbiamo potuto scorgere reperti di quel periodo di guerra, con reticolati, postazioni e residui bellici disseminati sul percorso. Durante il cammino spesso ci affiancavamo a gente del posto che raccontava quelle montagne e gli avvenimenti li successi come se li avessero vissuti in prima persona, scandendo i nomi di ogni cima e di ogni vallone e narrando le dinamiche degli avvenimenti come probabilmente narrate dai loro padri o nonni che li hanno combattuto.
Raggiunto il passo della sentinella (2717mt s.l.m.), da li a poco ci ha raggiunto il consigliere sezionale Giovanni Traina che con il vessillo e il gagliardetto del gruppo di Vazzola ha voluto rappresentare l’intera sezione.
La santa messa, ufficiata dal mons. Sandro Capraro, si è svolta su un piccolo altare improvvisato all’ ingresso di una grotta/postazione posta a ridosso del passo. Il splendido sole che fino a li ci aveva accompagnato, iniziata la cerimonia ha lasciato lo spazio a un gelido vento e a una fitta nuvola che ci ha coperti fino a rendere tutto più suggestivo e toccante. I canti del coro, a partire dal “Signore delle Cime”, hanno pensato a raggelare i nostri cuori nel pensiero di chi li ha perso la vita per la propria patria. Una cerimonia davvero toccante per la sua semplicità e compostezza consona a quei luoghi e a quelle genti che li si sono sacrificate.
Terminata la cerimonia, un lunga processione si è ridiretta a valle e da li a pochi minuti il sole è ritornato a splendere sulle nostre teste.

Simone Sanson

 

Pagina Iniziale