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QUARANT’ANNI D’EMOZIONI AL BOSCO DELLE PENNE MOZZE DI CISON DI VALMARINO

Domenica 4 settembre si è tenuto il 40° Raduno al Bosco delle Penne Mozze di Cison di Valmarino. Nonostante la giornata cupa ed afosa, saltuariamente illuminata dal sole, raggiungere l’alta valle San Daniele provoca sempre una nuova mirabile sensazione. Non ci si stanca mai, di salire lungo i sentieri del Col Madan e di fermarsi silenziosamente davanti ad una stele, per devolvere un pensiero ad uno di quei nomi, non necessariamente a noi noti. Sono veramente quarant’anni di emozioni soprattutto per chi, questo monumento naturale dedicato alle penne nere trevigiane, l’ha visto nascere ed abbellirsi anno dopo anno. In questa edizione, nonostante la concomitanza con la commemorazione Solenne al Monte Tomba e quella al Monte Pasubio e nonostante la vendemmia già avviata e le disastrose previsioni meteo, l’affluenza è stata buona, magari solo un po’ inferiore rispetto alle precedenti. Attorno al piazzale c’erano comunque alcune migliaia di penne nere, con circa centocinquanta tricolori presenti. Il “Plateau d’onor” era come sempre prestigioso, con una quindicina di fasce tricolori, con alcuni ex alti ufficiali come il Generale d’armata Italico Canteruccio ed il Generale di Brigata Maurizio Ruffo, il comandante del 7° Rgt. Alpini Colonnello Paolo Sfarra e con diversi consiglieri nazionali ex o in carica come Lino Chies, Ornello Capannolo, Ivano Gentili, Roberto Prataviera, Ildo Baiesi, Onorio Miotto e Cesare Lavizzari. C’erano inoltre, graditissimi ospiti, i rappresentanti delle quattro sezioni che quest’anno hanno voluto porre la loro targhetta sull’albero della memoria: Aosta, Asti, Bolzano e Padova. Il coro ANA di Vittorio Veneto e la Banda Musicale di Cison di Valmarino hanno impreziosito la cerimonia, cominciata con l’alzabandiera e l’onore ai caduti. L’intervento del Presidente del Comitato Bosco delle Penne Mozze Claudio Trampetti ha dato il la alle commemorazioni. Il Presidente ha salutato le varie autorità civili e militari convenute, soffermandosi particolarmente a ringraziare le quattro sezioni entrate quest’anno, nel novero delle aderenti. Con commossa soddisfazione ha potuto annunciare, che dopo aver rispettato tutti i controlli del caso, è stata posta a dimora la stele di Giuppe Pilat di Tarzo che morì per cause di servizio a Udine nel 1966. Ha poi illustrato sui lavori del rifacimento del ponte, ora solidificato da una struttura metallica. Infine ha voluto ricordare due cari alpini recentemente andati avanti: il laborioso Franco Toccolati di Cison di Valmarino e Mons. Domenico Perin cappellano sezionale di Conegliano che spesso ha celebrato la Santa Messa al bosco. Ha preso la parola Corrado Palmerini del Gruppo di Paganica Sezione Abruzzi che ha ricordato l’ormai antico sentimento di amicizia che lega Paganica alla sezione ANA di Vittorio Veneto, in special modo al Gruppo di Tarzo con cui sono gemellati. La voce è diventata rotta quando ha accennato a tutto quello che è stato fatto dagli alpini vittoriesi dopo il terremoto. Testualmente ha detto “sarete sempre nei nostri cuori, che dio vi benedica”. Per le quattro sezioni è intervenuto il Presidente ANA di Aosta Remo Gobetto. Non molte parole, ma tanto significato. Ha concluso dicendo “portiamo idealmente tutti i nostri caduti qui con voi a Cison”. L’allocuzione morale è stata tenuta dal Consigliere Nazionale Cesare Lavizzari. Ha esordito dicendo “provo un emozione particolare, è per me un privilegio grande essere qui ove venni per la prima volta con Peppino Prisco che amava questi posti. Ora capisco tante cose più di allora, temprato dalla naja e dall’appartenenza all’ANA. Sento così “i rumori” di questo bosco ove idealmente riposano questi ragazzi. Sentire questo ci aiuta a superare questi momenti di difficoltà, acquisendo una lezione perché qui si tocca con il cuore il senso del sacrificio di chi ha detto presente al dovere. E penso anche ai reduci che hanno costruito questo perché non venissero dimenticati. E’ una lezione importante. Passeggiando per questi sentieri si possono sentire queste voci che chiedono di rimanere forti e sinceri ed onesti, di essere cittadini d’Italia e di non dimenticare i sacrifici per avere tutto ciò. Come il beato Don Gnocchi che disse che dalla tragica ritirata di Russia gli alpini che erano tornati, l’avevano fatto per fare più bella l’Italia.” Ed ancora “dobbiamo impegnarci come sempre abbiamo fatto, per sentirsi orgogliosi di essere italiani e pretendere che chi ci guida non dimentichi questa meravigliosa patria. Un esempio è la casa per Luca Barigonzi, non ci chiediamo se tocca a noi, lo facciamo e basta perché Luca è uno di noi che ha dato la sua giovane vita in risposta alla patria”. Infine “l’armonia di questo luogo stride con tutto ciò che è fuori da qui. Qui con gli alpini in congedo che tante cose hanno fatto e faranno, qui con i nostri alpini in armi che fanno il loro dovere. Fuori ci sono anche i furbi, i soloni del nulla, quelli della demagogia del tutti contro tutto. E c’è chi non vorrebbe far consentire di riscattare l’anno di naja a fine pensionistici come se non fosse stato obbligatorio partire per il militare. Ma l’Italia è ancora di quella della gente che lavora e si impegna perché la vita è come una cordata e la sopravvivenza è comunque sempre in salita. Questi posti sollecitano la speranza di chi vuole veramente un’Italia libera e migliore”. Chi scrive approva in toto ciò che ha detto Cesare Lavizzari e non è il solo, visto gli scroscianti e continui applausi che hanno contraddistinto il suo discorso dalla prima all’ultima parola. Come consuetudine il direttore del periodico “Penne Mozze” Roberto Prataviera ha detto la preghiera del caduto prologo della funzione religiosa. La Santa Messa è stata ufficiata da Mons. Venanzio Buosi, parroco da più di 40 anni di Cison di Valmarino. Egli è stato testimone della nascita e dello sviluppo sino ai giorni nostri del Bosco delle Penne Mozze e ha conosciuto gli uomini che hanno fortemente voluto questo splendido luogo, condividendone le speranze e rimanendo loro vicino nelle difficoltà. Ha concelebrato Padre Paolo De Coppi Santalucese, per quasi 50 anni missionario in Brasile. Nell’omelia breve ma di grande spessore, Mons. Buosi ha rivendicato l’importanza di questa funzione religiosa perché “va sempre ricordato il trionfo della vita sulla morte, perché il sacrificio di questi caduti è unito al sacrificio di Cristo. Come per il Cristo anche per loro viene la Pasqua di Resurrezione”. La preghiera dell’alpino è stata letta dal Presidente della Sezione ANA di Asti Adriano Bleugio e i dodici rintocchi delle campane hanno chiuso una cerimonia quanto mai significativa. Durante le commemorazioni, un alfiere dell’associazione marinai d’Italia e una signora della Polizia Municipale di Cison sono stati colti da lieve malore. Sono stati prontamente soccorsi dall’A.I.S. Gruppo Conegliano, che come già da diversi anni, era presente con il suo presidente Dottor Coltraro e i due operatori Dal Vera e Zornio. A loro un sincero e sentito ringraziamento. Spiace che a margine di questa splendida commemorazione, ci sorga il dovere di stigmatizzare il comportamento di alcune persone che anche dopo mille richiami, continuano a parlare a voce alta disturbando chi sta seguendo la Santa Messa. Dopo la sacralità, i presenti si sono concessi alla convivialità con i tipici ranci degli alpini. La pioggia, tanto evocata dalle previsioni metereologi che, è giunta attorno alle 15, rendendo ancora più difficoltosa l’opera di sbaraccamento di chi si è sacrificato per dare un po’ di ristoro ai partecipanti. Anche a loro un grazie di cuore.

Renzo Sossai

 

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